Rassegna Stampa

Il Melfa promosso dal WWF

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Fiumi italiani in crisi

Mobilitazione del WWF, ma il Melfa tiene duro

(Articolo estratto dal quotidiano "La stampa" del 28/01/2011)
 
La situazione dei fiumi italiani è critica e preoccupante. L'allarme viene dal Wwf che ha presentato il 27 gennaio a Roma, in un convegno patrocinato dalla Provincia, i risultati, raccolti in un unico dossier, del censimento effettuato grazie al contributo di 600 volontari a seguito dell'iniziativa “Liberafiumi” del maggio 2010. 

Solo quattro dei trenta corsi d'acqua scelti come campione rappresentativo degli ecosistemi fluviali del paese e oggetto di monitoraggio tramite osservazione diretta e documentazione fotografica, passano l'esame. 

I fiumi Melfa, Tagliamento, Angitola e Ciane conservano condizioni di “notevole pregio” e “alta funzionalità ecologica”, ma il resto evidenzia forti criticità con il Chiascio, affluente del Tevere, maglia nera, sbattuto a fondo classifica. 

I corpi idrici italiani sono minacciati da canalizzazione, artificializzazione degli alvei, eccessiva infrastrutturazione, cementificazione, urbanizzazione delle aree di naturale esondazione, eliminazione della vegetazione riparia, indiscriminato prelievo per differenti usi, con conseguente distruzione di microambienti, riduzione della capacità auto-depurativa, deficit d'acqua e mancanza di deflusso minimo vitale a causa di captazione e derivazioni improprie. 

Un particolare impatto distorsivo del regime naturale dei corsi d'acqua è prodotto sia dall'attività agricola, florovivaistica e zootecnica che dall'incremento, sostenuto dagli incentivi per le energie rinnovabili, dei piccoli impianti idroelettrici. 

Inoltre, un grave elemento di alterazione è rappresentato dall'inquinamento dovuto a scarichi, sversamenti abusivi e deposito illegale di rifiuti pericolosi. 

Fa impressione vedere i fiumi italiani trasformati in discariche di lastre di eternit, il cui smaltimento deve seguire precise norme di legge per via dell'estrema nocività per la salute umana, abbandonate nel bosco o lasciate sulla riva dei fiumi. Lungo tutti i tratti interessati dalla ricognizione operata dal Wwf l'intervento umano lascia la sua impronta indelebile provocando danni ambientali di indubbia portata. 

Il diffuso degrado dei fiumi, esacerbato inter alia dai cambiamenti climatici, si ripercuote in modo notevole anche sulla biodiversità acquatica. Gli ecosistemi d'acqua dolce sono ambienti tra i più ricchi di specie vegetali e animali. In Italia le specie dell'intero comparto limnico (Protozoi esclusi) sono circa 5.500, vale a dire il 10% della fauna del paese. 

L'associazione ambientalista denuncia però la crisi che colpisce le comunità biologiche originarie e le condizioni di involuzione determinate dall’invasione di un numero crescente di specie aliene. 

Indicativa in proposito la situazione dei pesci d'acqua dolce. Delle 50 specie autoctone soltanto una, il Cavedano, è considerata non a rischio, tutte le altre, incluse le 22 specie endemiche o subendemiche, essendo valutate in pericolo d'estinzione. Tragica la situazione dello Storione, lo Storione ladano e la Lampreda di fiume. Pesci comuni come l'Anguilla, la Tinca, il Triotto e il Luccio precedentemente giudicati non a rischio a causa di un rapido declino sono stati invece compresi nella categoria “quasi a rischio”. 

I sistemi naturali dulciacquicoli rappresentano una priorità di conservazione ma, secondo il parere di Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia, per raggiungere il “buono stato ecologico” entro il 2015, come previsto dalla Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE, è necessario “un impegno più deciso di tutte le istituzioni”. 

Un ruolo centrale per la salvaguardia della rete idrica superficiale deve essere svolto dalla rinaturazione, intesa come complesso di azioni volte a ristabilire caratteristiche il più possibile di naturalità, “perché solo un ambiente sano può reagire adeguatamente ad alluvioni, siccità, frane e dissesto idrogeologico”. 

Un esempio in questa direzione è costituito dal progetto di riqualificazione del Po alla cui base c'è il "patto sui fiumi" stabilito dal Wwf Italia, Giovani imprenditori di Confindustria e Coldiretti Lombardia nel 2001. 

Sempre in un quadro di collaborazione tra ecologismo e società civile rientra l'accordo siglato da Andrea Agapito, responsabile Programma acque del Wwf, e Mario Narducci di Spinning Club Italia, organizzazione di pesca ricreativa che rivendica il proprio impegno di sentinella a difesa dei fiumi in un'alleanza tra soggetti diversi uniti da un'identica finalità ambientalista.